STORIA DEL JEANS
BLUE DE GENES
"Blue" indica il colore, "Jeans" la città d’origine: entrambi i fattori hanno avuto a Genova e più precisamente nel suo porto e nel suo fervore commerciale, la tappa iniziale del loro lungo cammino per le vie del mondo.
L'origine del nome "blue jeans" viene fatta risalire alla storpiatura che la lingua inglese ha dato nel tempo al nome "blue de Genes" (blu di Genova), nome con il quale veniva indicato un tipo di telone di colore blu che veniva usato sulle navi per vele e per copertura delle merci. L'Oxford English Dictionary indica come epoca di origine di questo nome nientemeno che il 1567.
MEDIO EVO
La storia del Jeans si ripercorre attraverso la produzione di stoffe che soddisfacevano le esigenze di larghe masse di popolazione, denominate genericamente “fustagni”. Questi nel Medio Evo designavano i tessuti di cotone misti a lana o lino che, con il passare degli anni, si codificano in una struttura con trama di cotone e ordito di lino. Gli addetti alla lavorazione erano contadini reclutati nelle campagne non iscritti a corporazioni ma, dediti alla tessitura nei periodi di pausa dal lavoro nei campi.
I Teli della Passione, le vesti delle statuine dei Presepi Genovesi, i costumi popolari liguri costituiscono preziose testimonianze di queste tipologie di tessuti e dell’uso della tintura con indaco e guado. In Europa, già nel Medioevo, la coltivazione del Guado (Isatis Tinctoria) era fiorente e costituiva una risorsa economica rilevante tanto da essere denominata “oro blu”. In Lombardia, Piemonte, Toscana, Marche e soprattutto in Umbria esistevano importanti coltivazioni di guado a fini tintori. Ne sono testimonianza i manufatti denominati “tovaglie perugine” che impiegano questo colorante nelle trame di cotone che definiscono il disegno.
L’indaco (Indigofera tinctoria) proveniente, come dichiara il nome, dalle ‘Indie’ , rappresentava un prodotto costoso ma più ricco di potere colorante e per questo in alcune epoche osteggiato dai coltivatori e tintori di guado.
MUSEI
Nel Museo Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari di Roma e nel Museo Civico Etnografico “G. Podenzana” di La Spezia sono presenti abiti popolari liguri dei sec. XVIII – XIX.
Nella Galleria Nazionale di Palazzo Spinola a Genova sono visibili statuine del presepe dello scultore genovese Pasquale Navone e della sua bottega datate alla seconda metà del Settecento raffiguranti pastori abbigliati con capi jeans.
Nel Museo Civico G. Luxoro di Genova Nervi,è conservata una selezione di acquerelli ottocenteschi dell’autore A. Pittaluga provenienti dal Museo Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari di Roma, raffiguranti personaggi maschili e femminili nell’abito tradizionale genovese o di altre località liguri.
Quattordici parati sacri raffiguranti storie della Passione di Cristo sono visibili Museo Diocesano di Genova (“Gesù spogliato e abbeverato di fiele” e “La Deposizione”) dipinte a monocromo su tele blu databili tra il XVI e il XVII secolo, esempi unici
di come questa tela sia stata impiegata per la realizzazione di apparati liturgico-devozionali del XVI secolo.
http://www.diocesi.genova.it/museodiocesano
DENIM
Quasi sicuramente deriva da "de Nimes" che sta ad indicare che quelle tele provenivano dalla zona della città di Nimes in Francia.
Nel secolo XIX i legami fra le zone di traffico commerciale di Genova e di Nimes in Francia, sono molto stretti e tutto fa pensare che le tele "blu di Genova" fabbricate nella città francese arrivino in America dove, per la loro resistenza, possano essere utilizzate anche per confezionare indumenti da lavoro.
La conferma potetete averla visitando i musei di:
La Spezia - Museo Civico
Nimes - Musee du Vieux Nimes
Mialet - Anduze - Musee du Desert
dove sono esposti gli indumenti dell'epoca e capire come effettivamente il "blu popolare" facesse parte della vita di tutti i giorni, nei vestiti, nelle gonne, nelle casacche che con il loro tipico colore blu venato di bianco emanano un gusto suggestivamente "moderno".
JEANS
Alla fine dell'ottocento, in America, il tessuto "Jeans" diventa sinonimo di pantalone e il tessuto del pantalone, che presumibilmente proveniva da Nimes, prende il nome di "Denim".
La produzione è ormai di tipo semi industriale. La zona della prima produzione di pantaloni in denim è negli stati americani dell'ovest dove i cercatori d'oro, i minatori e gli operai che costruiscono le ferrovie necessitano di indumenti decisamente robusti e resistenti.
Tre sono i produttori che si dividono il mercato americano:
Levi Strauss & Co. - nel sud
Blue Bell/Wrangler - nel nord
H.D. Lee Inc - nel middle-west
Questi sono i marchi che ancor oggi vengono considerati i "marchi storici del jeans" 1850-1860 nascono i pantaloni da lavoro in tela blu di Genova, tela proveniente da Nimes in Francia 1920 il jeans diventa il simbolo dell'abbigliamento western 1930 il jeans diventa il simbolo del tempo libero 1950 il jeans conquista il mondo dei giovani e diventa il simbolo di contro cultura, di contestazione e diventa una divisa per gli aderenti ai movimenti per i diritti civili. 1960 /1970 si passa dai jeans "classici" dei contestatori del '68 alla "creatività" hippy: le grandi zampe di elefante, i jeans sfrangiati e dipinti. E' l'epoca dei cortei contro la guerra nel Vietnam
.
e Daniel Friedman nel suo libro Histoire du blue jeans ben sintetizza le proprietà fondamentali che fanno del pantalone in denim un mito:
" Esso invecchia integrando in sé il cambiamento dell'età, impregnandolo di avventura, della vita di chi lo indossa. Ogni lavaggio è una pagina girata, il tempo vi scrive la sua memoria su un fondo sempre più pallido, la decolorazione dovuta al lavaggio traduce l'avvenimento vissuto fino alla saturazione finale..."
Paul Rica Levy così scrive dell'indistruttibile pantalone in tela denim:
" ...il jeans ha avuto ed ha un'invidiabile vita nonostante tutte le sue vicissitudini: lavato, rilavato, ri-rilavato, delavato, levigato, bollito, clorato, abraso, sabbiato, vetriolato, ritinto, scolorito, stra-tinto, bucato, tagliuzzato, rappezzato, sfrangiato... e che so io ancora, il jeans, sempre altrettanto giovane, segue il suo destino imperturbabile. Vivo quanto una lingua ne conosce le metamorfosi, le derivazioni e le mode. Persino le sue crisi sono la testimonianza della sua perennità."
IL TESSUTO
Da un punto di vista tecnico il denim è nato dall'incontro di un tessuto, la saia di cotone e un colore: l'azzurro indaco. Ecco come lo descrive Ed Cray nel suo testo sul jeans:
" ...il filo verticale che costituisce l'armatura e il filo orizzontale che forma la trama subiscono due diversi trattamenti. Soltanto il filo verticale è tinto. La trama resta del suo colore naturale: l'ecru.
La caratteristica specifica della tintura è che nei molti bagni di indigo la tinta resta solo all'esterno del filo, mentre l'interno resta bianco.
Questo è il metodo per realizzare il graduale effetto slavato e di usura caratteristico dei jeans, ed è proprio questo suo aspetto vissuto che ne fa un simbolo."
CURIOSITA’
Il jeans così come noi lo conosciamo è blu, tanto che blu è tutt'uno con la parola jeans: "blue jeans", ma non è sempre stato così.
Quando il commerciante Levi Strauss pensò di confezionare capi di abbigliamento resistenti all'usura, per minatori e cercatori d'oro, usò la tela che normalmente si usava come copertura dei carri dei pionieri il cui colore era un "marroncino". Quindi i primi "blue jeans" erano... "marroncini".
Solo successivamente a corto di tela "marroncino" si rivolse all'ovest per avere altra tela e da New York il fratello gli spedisce la tela che, in quella città portuale, va per la maggiore: la tela "blue di Genova".
Da quel momento i jeans diventano i "blue jeans".
BLUE DE GENES
"Blue" indica il colore, "Jeans" la città d’origine: entrambi i fattori hanno avuto a Genova e più precisamente nel suo porto e nel suo fervore commerciale, la tappa iniziale del loro lungo cammino per le vie del mondo.
L'origine del nome "blue jeans" viene fatta risalire alla storpiatura che la lingua inglese ha dato nel tempo al nome "blue de Genes" (blu di Genova), nome con il quale veniva indicato un tipo di telone di colore blu che veniva usato sulle navi per vele e per copertura delle merci. L'Oxford English Dictionary indica come epoca di origine di questo nome nientemeno che il 1567.
MEDIO EVO
La storia del Jeans si ripercorre attraverso la produzione di stoffe che soddisfacevano le esigenze di larghe masse di popolazione, denominate genericamente “fustagni”. Questi nel Medio Evo designavano i tessuti di cotone misti a lana o lino che, con il passare degli anni, si codificano in una struttura con trama di cotone e ordito di lino. Gli addetti alla lavorazione erano contadini reclutati nelle campagne non iscritti a corporazioni ma, dediti alla tessitura nei periodi di pausa dal lavoro nei campi.
I Teli della Passione, le vesti delle statuine dei Presepi Genovesi, i costumi popolari liguri costituiscono preziose testimonianze di queste tipologie di tessuti e dell’uso della tintura con indaco e guado. In Europa, già nel Medioevo, la coltivazione del Guado (Isatis Tinctoria) era fiorente e costituiva una risorsa economica rilevante tanto da essere denominata “oro blu”. In Lombardia, Piemonte, Toscana, Marche e soprattutto in Umbria esistevano importanti coltivazioni di guado a fini tintori. Ne sono testimonianza i manufatti denominati “tovaglie perugine” che impiegano questo colorante nelle trame di cotone che definiscono il disegno.
L’indaco (Indigofera tinctoria) proveniente, come dichiara il nome, dalle ‘Indie’ , rappresentava un prodotto costoso ma più ricco di potere colorante e per questo in alcune epoche osteggiato dai coltivatori e tintori di guado.
MUSEI
Nel Museo Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari di Roma e nel Museo Civico Etnografico “G. Podenzana” di La Spezia sono presenti abiti popolari liguri dei sec. XVIII – XIX.
Nella Galleria Nazionale di Palazzo Spinola a Genova sono visibili statuine del presepe dello scultore genovese Pasquale Navone e della sua bottega datate alla seconda metà del Settecento raffiguranti pastori abbigliati con capi jeans.
Nel Museo Civico G. Luxoro di Genova Nervi,è conservata una selezione di acquerelli ottocenteschi dell’autore A. Pittaluga provenienti dal Museo Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari di Roma, raffiguranti personaggi maschili e femminili nell’abito tradizionale genovese o di altre località liguri.
Quattordici parati sacri raffiguranti storie della Passione di Cristo sono visibili Museo Diocesano di Genova (“Gesù spogliato e abbeverato di fiele” e “La Deposizione”) dipinte a monocromo su tele blu databili tra il XVI e il XVII secolo, esempi unici
di come questa tela sia stata impiegata per la realizzazione di apparati liturgico-devozionali del XVI secolo.
http://www.diocesi.genova.it/museodiocesano
DENIM
Quasi sicuramente deriva da "de Nimes" che sta ad indicare che quelle tele provenivano dalla zona della città di Nimes in Francia.
Nel secolo XIX i legami fra le zone di traffico commerciale di Genova e di Nimes in Francia, sono molto stretti e tutto fa pensare che le tele "blu di Genova" fabbricate nella città francese arrivino in America dove, per la loro resistenza, possano essere utilizzate anche per confezionare indumenti da lavoro.
La conferma potetete averla visitando i musei di:
La Spezia - Museo Civico
Nimes - Musee du Vieux Nimes
Mialet - Anduze - Musee du Desert
dove sono esposti gli indumenti dell'epoca e capire come effettivamente il "blu popolare" facesse parte della vita di tutti i giorni, nei vestiti, nelle gonne, nelle casacche che con il loro tipico colore blu venato di bianco emanano un gusto suggestivamente "moderno".
JEANS
Alla fine dell'ottocento, in America, il tessuto "Jeans" diventa sinonimo di pantalone e il tessuto del pantalone, che presumibilmente proveniva da Nimes, prende il nome di "Denim".
La produzione è ormai di tipo semi industriale. La zona della prima produzione di pantaloni in denim è negli stati americani dell'ovest dove i cercatori d'oro, i minatori e gli operai che costruiscono le ferrovie necessitano di indumenti decisamente robusti e resistenti.
Tre sono i produttori che si dividono il mercato americano:
Levi Strauss & Co. - nel sud
Blue Bell/Wrangler - nel nord
H.D. Lee Inc - nel middle-west
Questi sono i marchi che ancor oggi vengono considerati i "marchi storici del jeans" 1850-1860 nascono i pantaloni da lavoro in tela blu di Genova, tela proveniente da Nimes in Francia 1920 il jeans diventa il simbolo dell'abbigliamento western 1930 il jeans diventa il simbolo del tempo libero 1950 il jeans conquista il mondo dei giovani e diventa il simbolo di contro cultura, di contestazione e diventa una divisa per gli aderenti ai movimenti per i diritti civili. 1960 /1970 si passa dai jeans "classici" dei contestatori del '68 alla "creatività" hippy: le grandi zampe di elefante, i jeans sfrangiati e dipinti. E' l'epoca dei cortei contro la guerra nel Vietnam
.
e Daniel Friedman nel suo libro Histoire du blue jeans ben sintetizza le proprietà fondamentali che fanno del pantalone in denim un mito:
" Esso invecchia integrando in sé il cambiamento dell'età, impregnandolo di avventura, della vita di chi lo indossa. Ogni lavaggio è una pagina girata, il tempo vi scrive la sua memoria su un fondo sempre più pallido, la decolorazione dovuta al lavaggio traduce l'avvenimento vissuto fino alla saturazione finale..."
Paul Rica Levy così scrive dell'indistruttibile pantalone in tela denim:
" ...il jeans ha avuto ed ha un'invidiabile vita nonostante tutte le sue vicissitudini: lavato, rilavato, ri-rilavato, delavato, levigato, bollito, clorato, abraso, sabbiato, vetriolato, ritinto, scolorito, stra-tinto, bucato, tagliuzzato, rappezzato, sfrangiato... e che so io ancora, il jeans, sempre altrettanto giovane, segue il suo destino imperturbabile. Vivo quanto una lingua ne conosce le metamorfosi, le derivazioni e le mode. Persino le sue crisi sono la testimonianza della sua perennità."
IL TESSUTO
Da un punto di vista tecnico il denim è nato dall'incontro di un tessuto, la saia di cotone e un colore: l'azzurro indaco. Ecco come lo descrive Ed Cray nel suo testo sul jeans:
" ...il filo verticale che costituisce l'armatura e il filo orizzontale che forma la trama subiscono due diversi trattamenti. Soltanto il filo verticale è tinto. La trama resta del suo colore naturale: l'ecru.
La caratteristica specifica della tintura è che nei molti bagni di indigo la tinta resta solo all'esterno del filo, mentre l'interno resta bianco.
Questo è il metodo per realizzare il graduale effetto slavato e di usura caratteristico dei jeans, ed è proprio questo suo aspetto vissuto che ne fa un simbolo."
CURIOSITA’
Il jeans così come noi lo conosciamo è blu, tanto che blu è tutt'uno con la parola jeans: "blue jeans", ma non è sempre stato così.
Quando il commerciante Levi Strauss pensò di confezionare capi di abbigliamento resistenti all'usura, per minatori e cercatori d'oro, usò la tela che normalmente si usava come copertura dei carri dei pionieri il cui colore era un "marroncino". Quindi i primi "blue jeans" erano... "marroncini".
Solo successivamente a corto di tela "marroncino" si rivolse all'ovest per avere altra tela e da New York il fratello gli spedisce la tela che, in quella città portuale, va per la maggiore: la tela "blue di Genova".
Da quel momento i jeans diventano i "blue jeans".
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